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FODMAPs: un termine nuovo, usato sempre più spesso, ma a volte poco chiaro. Cosa sono i FODMAPs?

Molti di noi hanno sofferto o soffrono di disagi più o meno evidenti a livello intestinale.

Lamentiamo dolori anche piuttosto forti e diffusi a livello addominale, gonfiore al limite della sopportazione, diarrea o viceversa stitichezza ed eccessivo meteorismo.

 

 

Difficilmente riusciamo a gestire la situazione: l'umore ne risente, ci sentiamo più stanchi, siamo a disagio con tutto quello che indossiamo e dovunque ci troviamo.

 

In molti casi questi sintomi sono correlati alla sindrome dell'intestino irritabile (IBS), una condizione che affligge migliaia di persone in tutto il mondo.

A soffrirne, come spesso accade, sono più le donne e uno dei principali motivi scatenanti è legato alla componente psicologica e allo stress, che gioca un ruolo da protagonista.

Altre probabili cause sono la componente genetica, le infezioni intestinali e un mancato equilibrio delle specie batteriche presenti nel nostro intestino.

 

In tutti i casi ciò che è certo è che il nostro sistema nervoso enterico è alterato: le numerose terminazioni nervose presenti a livello intestinale che hanno il compito di comunicare con il nostro cervello per regolare i movimenti della parete del tubo digerente sono più sensibili del solito.

 

Chiunque soffra di questa condizione sa che alcuni cibi possono aggravare i sintomi e che, generalmente, il periodo di maggior malessere è quello che segue i pasti più sostanziosi.

 

Fino a qualche decennio fa i consigli che venivano dati ai pazienti, a livello nutrizionale, erano di carattere generale: venivano limitati i cibi maggiormente irritanti (caffè, alcol, spezie piccanti, cibi fritti o ricchi di grassi e alcuni ortaggi) e veniva consigliato un maggiore o minore apporto di fibra a seconda della condizione di stitichezza o diarrea.

 

Agli inizi del nuovo millennio un team di ricercatori ha approfondito le ricerche in questo campo, creando la dieta conosciuta come low-FODMAPs.

 

Tale regime alimentare ha effetti benefici su un gran numero di persone affette dalla sindrome dell'intestino irritabile. Appare dunque chiaro che una delle cause che porta a un peggioramento dei sintomi sono i FODMAPs.

 

Ma cosa indica la sigla FODMAPs? È un acronimo che sta ad indicare una serie di carboidrati e più precisamente gli oligo-, di- e mono-saccaridi fermentabili e i polioli.

Questi carboidrati sono presenti in svariati alimenti e, in caso di sensibilità, possono causare diarrea, produzione di gas ed eccessiva flatulenza.

 

Per capire meglio il motivo per cui questi carboidrati generano i sintomi descritti è necessario sottolineare che molti carboidrati non vengono digeriti dal nostro organismo e poi riassorbiti a livello dell'intestino tenue, ma passano oltre arrivando al colon.

Inoltre alcuni di questi carboidrati, come gli oligosaccaridi, possono essere utilizzati dai batteri della nostra “flora intestinale” come cibo, con conseguente produzione di gas.

 

 

Ogni individuo è caratterizzato da una peculiare “flora batterica” e ha pertanto una sua abilità personale nel digerire i FODMAPs.

Risulta quindi necessario valutare la tolleranza a ciascuno di essi da parte dell'individuo per poter creare un piano alimentare personalizzato, senza evitare restrizioni (e quindi mancanze) inutili.

A tal proposito è sempre consigliato rivolgersi al proprio medico o a uno specialista sia per diagnosticare la condizione, che per sviluppare un trattamento adeguato.

 

 

Più nello specifico quali sono gli alimenti che contengono i FODMAPs?

Tra gli oligosaccaridi distinguiamo i fruttani e i galatto-oligosaccaridi.

I fruttani sono probabilmente tra i FODMAPs quelli che maggiormente causano i sintomi dell'IBS, anche a causa della loro diffusione in una gran varietà di cibi. Si trovano nei prodotti a base di grano come pane, pasta e cereali, in alcuni ortaggi come aglio e cipolla, in alcuni frutti, legumi, frutti oleosi e anche in alcuni additivi, come l'inulina aggiunta per esempio in certi yogurt.

I galatto-oligosaccaridi si trovano principalmente nei legumi come fagioli, lenticchie e ceci.

 

Tra i disaccaridi l'unico che può causare i sintomi dell'IBS è il lattosio. Per poter testare la tolleranza personale al lattosio ci si può sottoporre al breath test. Se l'esito dell'esame dimostra che non c'è malassorbimento, il lattosio non deve necessariamente essere limitato o eliminato dalla dieta.

Sappiamo tutti che il lattosio è presente nei prodotti lattiero-caseari come latte, yogurt e formaggi.

Per gli amanti di questi prodotti tuttavia esistono delle soluzioni: sono presenti in commercio diversi prodotti senza lattosio. Inoltre ricordiamoci che i formaggi stagionati hanno un quantitativo molto basso di lattosio anche se il loro consumo deve essere limitato per la grande quantità di grassi presenti.

 

Tra i monosaccaridi è il fruttosio quello che può potenzialmente aggravare i sintomi dell'IBS. E' presente in tutti i frutti, nel miele e in alcuni ortaggi.

 

I polioli invece sono sorbitolo, mannitolo, maltitolo, xilitolo, polidestrosio e isomalto. Sono spesso utilizzati come dolcificanti artificiali nei prodotti senza zucchero.

Inoltre sono naturalmente presenti in alcuni frutti (come albicocche, pesche, prugne) e in alcune verdure come i funghi.

 

Una dieta a basso contenuto di FODMAPs viene utilizzata per poter alleviare (non curare!) i sintomi legati all'IBS.

Si è visto, infatti, essere in grado di ridurre il gonfiore e la distensione addominale e la flatulenza.

 

Quando tale obiettivo è stato raggiunto è necessario procedere alla re-introduzione di tutti i FODMAPs in maniera controllata, per poter valutare la tolleranza individuale a ciascuno di questi carboidrati.

 

 

 

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